ROMUALD LE PERU, diplomato in filosofia e politiche sociali si è occupato di media e attualmente è responsabile di un centro di formazione.

Grande appassionato di storia dell'arte, fino dai tempi del liceo, e blogger ama condividere in rete le sue conoscenze e le sue esperienze di viaggio.

"The Swedish Parrot" è il blog di Romuald Le Peru dal quale è stato tratto l'articolo "Michelangelo Merisi, La Vocazione di San Matteo"

Blog The Swedish Parrot

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Michelangelo Merisi, detto “Caravaggio”, nasce il 29 settembre del 1571 a Milano. Perso il padre nel 1577 a causa delle peste, inizia il suo apprendistato a Milano nel 1584 presso la bottega del pittore Simone Peterzano, esponente del manierismo lombardo. Nel 1592 si trasferisce a Roma e nel 1594 entra a bottega dal Cavalier d’Arpino, pittore in quel periodo molto apprezzato, dal quale si allontanerà presto a causa del suo carattere e delle sue frequentazioni in quartieri malfamati dove vive a contatto con giocatori d’azzardo e prostitute con le quali spesso trascorre le sue notti. Tutte queste esperienze lo spingono a dipingere con esasperato realismo i suoi soggetti e a ritrarre popolani umili e dimessi dei quali si serve per ritrarre Santi e Madonne.
Nonostante la pessima fama che lo circonda, Caravaggio trova nel cardinale Francesco Maria del Monte, incantato dalla sua pittura, il suo mecenate e protettore. Grazie alle conoscenze del cardinale, l'artista entra in contatto con le più importanti famiglie romane e nel 1599 ottiene la sua prima commissione pubblica “La Vocazione di San Matteo”. Dopo questa commissione pubblica ne seguono altre e con esse il prestigio ed il successo che, nel caso di soggetti sacri, è spesso controverso. L’estrema ricerca del realismo dei soggetti molte volte indispone i committenti che ritengono blasfeme le sue opere. La morte della Vergine (1605-1606) viene infatti rifiutata per l’eccessiva crudezza delle scena ma soprattutto perché Caravaggio sceglie una prostituta per dare volto e corpo alla Vergine. Mentre si afferma meritatamente come pittore, continua a condurre una vita turbolenta, spesso è coinvolto in risse e, in una di queste, il 26 maggio del 1606, per un fallo subito durante una partita di pallacorda, uccide Ranuccio Tomassoni. Condannato alla decapitazione è costretto alla fuga da Roma. Si rifugia a Napoli dove dipinge grandi capolavori fra cui le Sette opere di Misericordia, la Madonna del rosario e la Flagellazione di Cristo. Nel 1608 si trasferisce a Malta dove entra nell’ordine dei cavalieri di San Giovanni, ma anche qui non ha gran fortuna e, a causa di una nuova violenta lite, viene rinchiuso nel carcere di Sant’Angelo a La Valletta. Riesce incredibilmente ad evadere e ripara prima in Sicilia e successivamente, nell’estate del 1609, nuovamente a Napoli.
L’ultimo periodo della sua vita è avventuroso, scopre che la sua condanna a morte potrebbe essere revocata dal Papa Paolo V e decide di ritornare a Roma. Si imbarca su un traghetto diretto a Porto Ercole, viene arrestato per sbaglio a Palo Laziale e rilasciato. Riparte per Porto Ercole dove giunge malato e in preda alla febbre alta, probabilmente a causa della malaria contratta durante il viaggio, che lo porterà alla morte il 18 luglio del 1610 all’età di soli 38 anni.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Gesù vide passando, seduto nell'ufficio delle tasse, un uomo che si chiamava Matteo. Gli disse "Sono io."

La vocazione di San Matteo è un quadro dipinto tra il 1599 e il 1600, fra i più belli, dal pittore Michelangelo Merisi da Caravaggio, più conosciuto con il nome di Caravaggio. Prima commisione ufficiale del Cardinale Matthieu Contarelli al pittore, il quadro oggi è esposto nella collocazione originaria, nella cappella Contarelli nella chiesa di San Luigi dei Francesi in Roma e fa parte, per le sue dimensioni (322 x 340 cm.), delle tele monumentali dell'artista. La tela è la prima di una serie di tre che illustrano la vita dell'apostolo Matteo, seguita da San Matteo e l'angelo e dal Martirio di San Matteo e racconta in estensione la chiamata di Matteo dal Cristo, descritta nel vangelo éponimo (1), scena chiamata vocazione (dal latino vocare, chiamare).

La tela descrive una situazione nella quale si vede il Cristo che indica il pubblicano (appaltatore delle imposte) Matteo (2) Levi seduto al tavolo del suo ufficio di esattore. Il Cristo è accompagnato dal suo compagno della prima ora, Pietro. Matteo è circondato da quattro personaggi; due sono girati verso i protagonisti che sono appena entrati mentre gli altri due sono impegnati nei loro affari e stanno contando delle monete. Quello che si trova più a sinistra s’ispira direttamente ad una scena che il pittore Hans Holbein ha inciso a Basilea nel 1522 al centro della sua danza macabra e che si ritrova copiata da numerosi altri pittori. Strizzatina d’occhio del pittore italiano all'originale di Holbein nel quale viene citato un passaggio del vangelo di…Matteo

Il quadro segue una composizione fuori dall’ordinario che insiste su due linee rette disposte l’una a un terzo del bordo destro e l'altra ad un terzo del bordo inferiore. La prima linea separa in due blocchi i personaggi; quello di sinistra con i personaggi che si trovano all’interno dell'ufficio delle tasse fra i quali si trova Matteo. Tutti sono vestiti seguendo lo stile dell'epoca contemporanea al pittore, all'italiana ed abbastanza riccamente (cappelli con le piume, calzemaglie bianche, maniche a sbuffo di broccato, velluti spessi, lucenti e colorati, colli di folta pelliccia: questo è il posto delle cose materiali. Dall'altro lato, i due compagni sono vestiti con il loro mantello da pellegrino e sono a piedi nudi. Si riconosce il Cristo dall'aureola molto fine, aerea, leggera come un raggio di luce sopra la testa. Entrambi sono illuminati dalla stessa luce che viene della destra (3), ma notate che Pietro non riflette alcuna ombra, né il Cristo del resto, come se la luce non avesse presa su questi personaggi. Questo è il mondo spirituale che entra dalla porta. Il collegamento tra i due mondi è assicurato dalla mano tesa.
Le altre due grandi rette sono oblique e guidano lo sguardo indicando che dalla parte più larga arriva questa luce che si può definire divina. La prima viene da destra, segue l'ombra della porta, attraversa il viso di Matteo e sottolinea la curvatura della schiena del personaggio di sinistra. La seconda linea parte dalla coscia di questo stesso personaggio e raggiunge il suolo. La linea orizzontale bassa taglia al livello del tavolo i corpi dai piedi, che hanno una certa forza espressiva.

Guardando da vicino, si vede che Caravaggio si avvale di un procedimento comune in pittura che consiste nel modificare le prospettive; le monete sono viste su un altro piano rispetto al calamaio che è visto di lato.

Questo quadro del maestro ha una particolarità, che si ritroverà successivamente in alcuni altri quadri; non c'è alcun motivo prospettico, è la scena centrale che anima interamente la tela e tutte le altre zone sono immerse integralmente nelle tenebre. Vi è là sotto un significato: oltre ai luoghi e agli avvenimenti in cui si svolge l’azione, la parola, l’evento, non c’è salvezza, non c’è che l'ombra, un mondo oscuro al limite della perdizione. D’altronde è il primo quadro di Caravaggio costruito con uno sfondo così scuro. Altri ne seguiranno


Guardiamo ora il quadro ed i personaggi che si trovano li con maggiore attenzione. Quasi al centro, abbiamo un ragazzo vestito di oro e di porpora, il braccio svogliatamente posato sulla spalla del suo vicino, con un’espressione quasi più d’indifferenza che di sorpresa. Questo viso carnoso e quasi infantile non è sconosciuto, è uno dei modelli preferiti di Caravaggio, che si ritrova in particolare nel Bacco del1596.


Stranamente, se l'attenzione è concentrata sul viso di Matteo, sorpreso che ci si rivolga a lui, i due personaggi principali a livello metaforico sono i due personaggi di destra, San Pietro e Gesù. San Pietro, stando alla posizione delle gambe sembra intromettersi nella scena leggermente dopo; se si osservano le gambe del Cristo, c'è una torsione incredibile del suo corpo, puro dinamismo, che ci dice che è già quasi uscito. Il movimento dei due corpi ha qualche cosa di eccezionale nell’interpretazione degli spostamenti. San Pietro, mano in aria, sembra essere intervenuto per minacciare il personaggio di schiena, pronto ad alzarsi e a sfoderare la sua spada per balzare sul Cristo, sembra dirgli "calmati, ragazzo, resta seduto." L'attenzione del Cristo è interamente diretta verso Matteo mentre sta già uscendo e sa che l'uomo lo seguirà; nel suo movimento, nella mano tesa, vi è una citazione diretta alla Creazione di Adamo di Michelangelo, dipinta sui soffitti della Cappella Sistina.

Questo quadro, globalmente molto scuro, ci indica che nell’utilizzazione che viene fatta della luce si trova l'elemento di architettura del quadro stesso. La luce che proviene dalla destra sembra arrivare da una porta, ma questo è un po’ difficile da comprendere; solo la parte superiore del corpo dei due uomini di destra è illuminata e sembrerebbe che una porta faccia da schermo, questo è in ogni caso il senso dell'oscurità proiettata sul muro, quella che immerge il Cristo nell'ombra e di fatto mette in risalto alcuni tratti di luce fra cui la finissima aureola. L’imposta interna attrae questa luce e allo stesso tempo proietta una nuova ombra nella stanza. Questa luce svolge il ruolo di intercessore divino, ma crea anche un ambiente sufficientemente mistico e magico da non sembrare naturale. Si ha come l'impressione di un sogno, qualche cosa che sarebbe più nell’ordine della visione che della scena di genere.

Un'ultima parola sulla simbologia dell'opera; Pietro, simboleggiando la chiesa in quanto istituzione è rappresentato di schiena mentre mostra una mano che calma l'ardore del giovane seduto. Questa mano fa eco alla mano del Cristo che è pura ed esprime solo la vocazione, e simboleggia la mano della chiesa e la sua autorità. Il fatto che sia di schiena è sicuramente una critica aperta del pittore nei confronti dell'istituzione con cui Caravaggio ebbe per tutta la vita quanto meno dei rapporti conflittuali.

 

 

Note:
1 - Matteo 9.9-17
2 - Dal Greco Matthaios, trascrizione dall'ebraico mattai, mattay, abbreviazione di mattithyahû, mattith = dono et Yâhû = Yavhé)
3 - E' il solo quadro di Caravaggio che viene illuminato da destra.